Perché l’Italia corteggia Putin

Il Piccolo
Martedì 23 ottobre 2018

Mercoledì il primo ministro Conte è atteso a Mosca, dove sarà ricevuto dal presidente Putin. È la terza visita russa di un esponente del governo italiano in pochi giorni: prima del premier, a fare tappa a Mosca sono stati il ministro degli Esteri Moavero Milanesi e il vicepremier Salvini. L’intensificazione delle relazioni diplomatiche con la Russia si spiega con ragioni cogenti per la politica estera italiana: il 12 e 13 novembre si terrà a Palermo la Conferenza sulla Libia organizzata da Roma per ribadire il nostro protagonismo sul quadrante mediterraneo. Il vertice rappresenta forse l’ultima occasione utile per ricomporre i pezzi del puzzle libico, un Paese in preda ad un caos che si ripercuote sulle coste italiane sotto forma di flussi migratori. Incontrando Putin, Conte cercherà di incassare la sua partecipazione alla Conferenza, o di assicurarsi quanto meno una presenza di alto livello del suo governo. Corteggiando Putin, il nostro premier può ottenere un risultato importante: la presenza, a Palermo, dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, che ha un’interlocuzione privilegiata con Mosca. Senza Haftar, difficilmente la Conferenza otterrà i risultati attesi. Ma lo stesso può dirsi per la partecipazione americana, indispensabile per conferire al summit l’efficacia necessaria. Incontrando Trump in occasione dell’Assemblea Generale dell’Onu, Conte gli ha esteso l’invito a nome del governo. La presenza di The Donald a Palermo non è da escludersi: il giorno prima della Conferenza, il capo della Casa Bianca sarà a Parigi. Conte può così sperare nel miracolo di vedere i leader di Usa e Russia seduti allo stesso tavolo per affrontare una crisi che tocca direttamente gli interessi italiani. Sarebbe un risultato storico per la diplomazia del nostro Paese. Il quale, oltre a voler mantenere ottimi rapporti tanto con l’America quanto con la Russia, aspira a svolgere il ruolo di cerniera tra le due potenze. Ma le nostre ambizioni devono tenere conto della realtà. E la realtà testimonia di relazioni pessime tra Usa e Russia, e tra quest’ultima e l’Europa. Le sanzioni elevate dall’Occidente contro la Russia a causa dell’annessione della Crimea e delle ingerenze nel conflitto in Ucraina sono il principale motivo di attrito tra Mosca da un lato e Washington e le capitali europee dall’altro. È noto il desiderio italiano di rimuovere del tutto l’ostacolo: lo ha ribadito a gran voce Salvini nella sua recente visita russa. È molto probabile che l’argomento sanzioni sarà in cima all’agenda dei colloqui Conte-Putin. Ma il nostro premier deve prestare molta attenzione: una nostra opposizione al rinnovo delle sanzioni, di cui l’Europa discuterà a dicembre, potrebbe incrementare il nostro isolamento continentale e creare inutili frizioni con Washington. Conte deve dunque muoversi su un sentiero stretto, tra l’esigenza di preservare il rapporto privilegiato con gli Usa e l’Europa e l’aspirazione a svolgere il ruolo di ponte con la Russia. Un gioco che, ove il premier non esibisse la massima cautela, potrebbe rivelarsi pericoloso.

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