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Nigeria tra terrorismo e sviluppo

Pubblicato il 04/06/2014 - Il Mattino

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I militari nigeriani avrebbero localizzato le oltre duecento liceali rapite il 14 aprile dai terroristi islamisti di Boko Haram. Lo afferma il capo di Stato maggiore della Difesa aerea nigeriana Alex Badeh, aggiungendo che non è prevista nessuna azione di forza onde evitare una molto probabile carneficina. Si può dunque immaginare che proseguiranno le trattative tra il governo del Paese africano e Boko Haram, che in cambio delle ragazze ha chiesto la liberazione di numerosi suoi militanti. L’ignobile sequestro ha suscitato un’ondata di sdegno e di empatia in tutto il mondo. Numerose personalità pubbliche tra cui la first lady statunitense Michelle Obama e il nostro premier Matteo Renzi hanno lanciato messaggi di solidarietà. Nel frattempo l’offensiva di Boko Haram, il cui nome significa “l’educazione occidentale è vietata”, prosegue senza sosta, tra nuove stragi e azioni dimostrative. Col rapimento delle studentesse, il gruppo terrorista ha centrato un obiettivo di alto valore simbolico. Espressione del malcontento delle regioni settentrionali a maggioranza musulmana escluse dalla bonanza petrolifera di cui beneficia il nord cristiano, Boko Haram rappresenta una sfida mortale per un Paese etnicamente e religiosamente diviso. Gli islamisti approfittano della debolezza del potere centrale per imporre alle popolazioni del nord una visione del mondo oscurantista in cui l’istruzione delle donne è considerata alla stregua di una minaccia esiziale. Da questo punto di vista, la Nigeria è in buona compagnia. Non sono pochi i Paesi dell’arco musulmano in cui la scolarizzazione è scoraggiata anche con l’intimidazione e la violenza. Non è un caso che Malala, la giovanissima pakistana in odore di Nobel sopravvissuta a un attentato causato dalla sua ostinazione a voler studiare, sia stata in prima fila nella campagna globale per la liberazione delle liceali. Ciò che Malala e le giovani nigeriane rappresentano è il fronte modernizzatore dell’Islam, che vede giustamente nell’istruzione una ricetta indispensabile per colmare l’enorme divario tra Occidente e Oriente in termini di sviluppo umano. Osama bin Laden sarà pure morto, ma la sua sfida è ancora viva e operante: la sfida di chi, interpretando una presunta volontà divina, vorrebbe condannare interi Paesi all’isolamento e alla povertà.

Il Mattino
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