Il capotreno, la denuncia e le colpe di Salvini

Il Piccolo
Venerdì 17 agosto 2018

Che l’Italia abbia smesso di essere un Paese normale è un dato acquisito, ma la vicenda del capotreno che prende di mira i rom sulla linea Milano-Cremona-Mantova mostra come si sia oltrepassato un limite. Ci riferiamo non all’episodio (deprecabile) in sé, quanto alla sua indicibile coda. Con il ministro degli Interni Matteo Salvini, quello che ha esordito nel suo incarico invocando un censimento dei rom, che si schiera al fianco del capotreno, chiedendo per lei un premio. E, soprattutto, la pagina Facebook “Lega – Salvini premier” che lancia un post in cui fornisce le generalità del cittadino che ha segnalato il caso con tanto di foto e link al suo profilo social. Che, puntualmente, è stato sommerso da uno tsunami di commenti (cinquantamila) al vetriolo da parte di chi, come il titolare del Viminale, sta dalla parte del capotreno. Si è trattato, come denuncia la madre del malcapitato in una preoccupata lettera al Presidente della Repubblica, di un vero e proprio “linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia”, con “epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive”. Tutto ciò, scrive la mamma, configura una “ferita alla democrazia”. Perché la campagna di odio contro quel cittadino e anti-rom è promossa dal partito di colui che, secondo il nostro ordinamento, dovrebbe tutelare tutti noi, e quindi anche lui, dall’odio e dal razzismo. Siamo dunque di fronte ad una palmare sovversione dello stato di diritto, nell’ambito di un clima torbido in cui i sentimenti malmostosi di alcuni italiani vengono alla ribalta senza pudore né vergogna, essendo anzi incoraggiati a manifestarsi pubblicamente. In quei cinquantamila messaggi indirizzati al cittadino reo di aver denunciato un caso di xenofobia, come scrive la madre al capo dello Stato, “sono stati scandagliati i più bui recessi della barbarie umana e civile”. Con l’aggravante che quel “privato cittadino”, continua la lettera, è stato “minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibile al ministro preposto all’ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini”. Lo stesso ministro che, non appena la missiva della signora è divenuta di dominio pubblico, ha dichiarato sprezzante: “Non commento le sciocchezze, ho cose più importanti di cui occuparmi che di persone in cerca di pubblicità”. Contrariamente a quanto asserisce Salvini, non siamo di fronte a “sciocchezze”. Ci troviamo a che fare con una virulenta forma di razzismo ormai ben radicato ben dentro il Palazzo. E a una campagna di demonizzazione delle minoranze che colpisce anche tutti coloro che non condividono le idee e gli umori degli intolleranti. Ci sono, a ben vedere, tutte le premesse per dichiarare lo stato di emergenza. E per sollecitare un intervento del Colle, ovverosia di quello che appare, a tutti gli effetti, l’ultima spiaggia della nostra democrazia. Minacciata da un nugolo di cittadini sprovvisti di senso civico che si sentono coperti dalle nostre istituzioni. Presidente Mattarella, batta un colpo.

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